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AUSTRALIANDO – Come inizia e recensioni…

I primi brani di “Australiando“, monografia di viaggio in Australia, di Claudio Montalti

Il contenuto degli zaini è sparpagliato ovunque nella piccola stanza. I vestiti, stremati, formano un mucchio puzzolente, ma ordinato, dove li ho gettati uno sopra l’altro lentamente, attentamente. Non c’era stata nessuna fretta nei miei gesti. Rallentare il momento del definitivo distacco è stata la mia maniera di ringraziarli, dopo che avevano compiuto per intero il loro dovere. Questa esagerata delicatezza non mi ha affatto sorpreso.

Sulla sedia, una simpatica maglietta nera con un koala stilizzato bianco e la casacca gialloverde dei wallaby, la nazionale di rugby australiana, i soli indumenti rimasti, cadono senza la minima piega. Li indosserò per il lungo viaggio di ritorno dimostrando la mia provenienza a tutti coloro che saranno in grado di capirlo. Ad altri basterà forse lo scintillio degli occhi, il sorriso appena accennato, ma costante, o lo strano modo di procedere guardandomi costantemente intorno, se solo non sarà scambiato per eccessiva insicurezza. Altri ancora apprenderanno dall’abbronzatura o direttamente dalle mie parole cosa significa un lungo viaggio on the road nel nuovissimo mondo.

Mi scuoto.

Come sempre sto peccando d’ottimismo. Ce ne vuole molto per pensare che tutte le persone capiscano cose che, in realtà, interessano solo a pochi. Gli occhi sui vestiti che indosserò, non vedo l’ora di sedermi sull’aereo, di lasciarmi condurre per mano un giorno intero fino a Roma e poi a casa. Già… il pensiero di casa.

È lievitato costantemente nelle ultime settimane ed ora è così forte che fremo. Chi sta in poltrona sogna di viaggiare, ma per chi viaggia arriva sempre il momento in cui si sogna la propria poltrona e il proprio letto e tutto ciò che essi rappresentano. Affetti, routine quotidiana e lavoro sono diventati l’inevitabile capolinea di ogni mio pensiero. È normale, penso, eppure non l’avevo ancora realizzato. Avevo sempre considerato il pensiero di casa come un desiderio innescato dalla debolezza, dalla solitudine, a volte assediante, causata dal mio modo di viaggiare e non una semplice verità. L’avevo combattuto perché cerco di essere sempre forte, anche quando non lo sono. È la mia maniera – non l’unica, ma sicuramente quella a me più congeniale – di proteggere un’anima molto sensibile.

“Sì! Il ritorno è uno dei momenti più belli del viaggio”, sussurro lieve, ma credendoci davvero, commuovendomi per averlo finalmente capito.

Non è altro che uno dei tanti pensieri che mi porterò a casa, una delle tante piccole e grandi scoperte e rivelazioni che il lungo viaggio mi ha regalato, istanti di grande chiarezza che mi sono guadagnato, a volte ridendo, altre soffrendo. Ma non sono ancora a casa, ne sono molto distante…

Passano pochi minuti e aggiungo un’altra delicata perla al bagaglio dei ricordi nettando le ultime gocce d’acqua al lume di una candela. Con il temporale è andata via la corrente, ma invece di adombrarmi ho vissuto e assaporato appieno l’eccitazione di una doccia insolita. C’era una poesia speciale, infinita e romantica, nell’acqua fredda che scendeva dalla doccia massaggiandomi e rinfrescandomi. Consapevole del tempo che rotolava in attimi ben distinti, non era più semplice acqua quella che mi lavava e rilassava asportando una dopo l’altra microscopiche stille di fatica, ma tante minuscole gocce di luce, ognuna delle quali si accendeva al tremolare timido della candela. Tutte insieme, mi hanno avvolto di riflessi che richiamavano tempi ormai datati. Da sola, quell’acqua possedeva una semplicità capace di risolvere la maggior parte degli sciocchi problemi della nostra assillante vita, quei problemi e quella vita in cui mi sarei a breve reinserito.

Finito di asciugarmi, davanti a una piccola candela ripenso ai violenti temporali estivi che nella mia infanzia causavano ancora ripetuti e normali black-out persino nel più evoluto Occidente. Erano occasioni in cui, uniti dalla semplice gioia di chiacchierare nella luce rilassante e diseguale di una fiammella, che creava affascinanti giochi di luci e di ombre sui volti e sugli occhi delle persone amate, ci ritrovavamo intorno a un tavolo in attesa che ritornasse la corrente.

Non riesco ad impedirmi di gioire del momento. Alquanto egoista nei confronti della povera gente di Bali che, vicino a me, sta soffrendo un grosso disagio, centellino la dolcezza innescata dai ricordi. Assaporo quelle sensazioni e le trovo ancora fisicamente avvolgenti, veri flashback che altrimenti avrebbero continuato a sfuggirmi per chissà quanto tempo ancora, sicuramente fino alla prima interruzione di luce, o forse per sempre.

Strana cosa i ricordi. Il ricordare creava non poche malinconie quando, giovanissimo tra giovanissimi, a un episodio di scuola se ne faceva subito seguire un altro e poi un altro ancora finché non formavano una catena lunga ore. Prima che quell’esercizio diventasse noioso, uno di noi, non importa chi, se ne veniva fuori con una battuta, sempre la stessa: “Ragazzi, come ci si sente vecchi quando si comincia a ricordare!” Nella leggerezza dei diciassette o diciotto anni non si ha ancora coscienza del fatto che i ricordi, e le esperienze, costituiscono il solo patrimonio che vale la pena raccontare, l’unico esattamente ed esclusivamente nostro, diverso da ogni altro che possiamo trasmettere, perché fornisce l’esatto spessore del nostro vissuto.

La candela si consuma e si trasforma in tutta naturalezza, magnifica metafora del viaggio che sta terminando dopo tre mesi intensi e spossanti. Con gli occhi spalancati, ipnotizzato dalla tremolante fiammella di paraffina, le parole inseguono i pensieri, si rincorrono con la stessa selvaggia impetuosità delle onde viste a Ulu-Watu nel pomeriggio. Nascono nella mia testa e lì ingrandiscono, rombano e spumeggiano incessanti, finché avverto la necessità di scriverle. Afferro lo zainetto che ha sostituito quello vecchio, in cima al mucchio di panni ormai inutili, ma, che come quello che l’ha preceduto, è subito diventato un compagno inseparabile che mi segue e seguirà ovunque, anche in bagno. Quasi ovunque. Il giorno in cui l’avevo abbandonato perché nella mia mente si era trasformato in un impegno soffocante, indifeso com’era, aveva subito il frugare di mani che non erano mie. Mai più abbandonerò l’unico angolo di casa che possiedo nel mio disordinato girovagare.

Non devo rovistare molto. Il gesto è automatico e trovo al primo tentativo il blocco dei fogli ancora bianchi, oppure pieni. Ne tiro fuori uno dei ultimi scampati alla mia riscoperta vena letteraria. Mentre scrivo, di tanto in tanto, lo sguardo corre ai fogli gualciti e incurvati da innumerevoli bagni di umidità, da asciugature al sole e alle temperature più roventi che abbia mai conosciuto. Guardandoli mi rendo conto che desidero leggere quello che ho scritto fin dal giorno in cui, trovandomi per la prima volta di fronte all’immenso Oceano Pacifico, ho cominciato a riempire di parole il retro di un volantino pubblicitario.

Era spesso il buio della notte, un rumore diverso, la sconfinata profondità di un landscape a tirarmi fuori semplici frasi oppure sensazioni oscure come la formula di un alchimista. Nel momento stesso in cui le affidavo alla carta,, ne ricavavo il vantaggio che non mi appartenevano già più. Scrivendoli sempre da qualche parte, i ricordi e i pensieri non hanno intralciato il mio viaggio, non hanno impedito a nuovi significati di emergere, a nuove esperienze di incuriosirmi.

Avevo subito deciso che soltanto a casa mi sarei preso tutto il tempo necessario per ricordare e per diventare nostalgico. Facendolo prima temevo che avrei perso immagini e sensazioni importanti, che i ricordi avrebbero finito per accavallarsi, confondersi e annullarsi con il presente, l’unica dimensione che vale la pena vivere, mentre si cammina, o si vive. Non importava quanto felice io fossi stato in un posto, quante cose nuove vi avessi visto o imparato, ma solo che di lì a poco mi sarei mosso. Non potevo voltarmi indietro, ma solo guardare avanti verso nuove terre, alte montagne, deserti aridi e fiumi impetuosi.

Non avevo mai avuto dubbi che mi stessi muovendo come dentro ad un sogno e, dimenticando che quella vita non era la mia vera vita, ero andato avanti assorbendo ogni cosa. Mi sentivo molto a mio agio mentre correvo per raggiungere le mie visioni. E il viaggio non è ancora finito.

Mancano ancora un paio di giorni, più tutti quelli che avrebbe richiesto la fase di incontinenza verbale, di condivisione caotica dei fatti con amici e familiari. Non solo. Senza ancora saperlo, intuisco che si riesce a esprimere bene qualsiasi cosa solo quando la si può ricordare da lontano, che facendolo prima si è distratti da troppe cose. I ricordi, si sa, approfittano del fatto che il tempo esalta il meglio e mitiga il peggio.

Passa un attimo e mi rendo conto che stavolta non resisterò. Non aspetterò di essere a casa per leggere tutto quel che ho scritto nel corso del viaggio, ma continuo ad oppormi al desiderio, lascio che aumenti lentamente fino a diventare intollerabile. Mi sento quasi come se stessi intenzionalmente posticipando l’orgasmo fino a livelli impossibili, poi mi lascio finalmente andare, cedo alla curiosità cui avevo tante volte resistito durante il viaggio. Per la prima volta leggo in ordine sparso ciò che ho scritto.

Lo faccio tutto d’un fiato.

Le emozioni, le lezioni, gli errori, le paure e le certezze del viaggio, non sempre legate a luoghi o a persone, mi travolgono di nuovo: rivivo lo sgomento del Borooka Lookout e le passeggiate solitarie sulle splendide mezzelune bianche di Great Keppel Island; ritorno alle magie di Fraser Island; ripenso agli splendidi voli pindarici della prima metà del viaggio e alle fresche nostalgie della seconda.

Mi sembra che non manchi nulla. È il momento di fare un piccolo bilancio, di esprimere con poche parole tutte le emozioni e le lezioni di tre mesi. Me lo devo, anche se farlo così, su due piedi, mi sembra un’impresa quasi disperata.

Il primo pensiero è che non mi riconosco. Nero su bianco c’è una persona diversa da quella che credevo di essere. La sorpresa è del tutto genuina: non volendomi confrontare quotidianamente coi ricordi e passando direttamente al prodotto finale, mi sono negato ogni tappa intermedia. Quella che ho letto è indubbiamente tutta la mia attuale e vera intimità, la mia anima ribelle e romantica, curiosa e bisognosa, presuntuosa e generosa, diversa e divisa…

Il secondo pensiero è che parallelamente alle distanze tra Oceani, deserti, Genti, colori e odori, non è stata minore la strada che ho percorso dentro di me. Ho scoperto lati e angoli che ancora non conoscevo, o che sto incominciando appena a comprendere. Altri cambiamenti pretenderanno tempo e cure per affiorare definitivamente.

Il terzo e ultimo pensiero è di stupore. I foglietti gualciti contengono una prima risposta all’idea che, per certi versi, mi era sembrata una vera follia quando l’avevo realizzata per la prima volta: scrivere le suggestioni, le lezioni e le esperienze del mio viaggio. Mi chiedo se sarò in grado di trasmetterle ad altri, ma soprattutto se riuscirò a coinvolgerli. Mi sembra impossibile. Per un istante desidero sparire, allontanarmi da questa specie di pazzia, tornare per occuparmi di un lavoro normale, forse banale, ma sicuramente alla mia portata.

Il panico dura solo un momento.

Nella notte profonda e fresca di Bali, la trasparente innocenza del mio entusiasmo si fonde nel rilassante lucore diffuso dalla candela, lievita sul grande terrazzo candido come una nube leggera, si ciba della magia della notte che nulla rende impossibile e niente mi sembra più normale e semplice del fare quel che più desidero…

Mio malgrado, sorrido e scrollo la testa. Corro troppo. È troppo presto per sapere se scriverò e se sarò in grado di farlo bene. Di una cosa, però, posso essere sicuro: i miei viaggi non saranno più lunghe fughe dalla realtà, ma solo esperienze soddisfacenti, gratificanti e, chissà, forse un giorno troverò da qualche parte una nuova casa.

Stavolta tornerò” ho pensato. “Tornerò per davvero.”

Scritto 28/03/2008

17 commenti

  • Andrea Comandini 11 gennaio 2008 (Cesena) (151.16.74.29)

    Ciao Claudio…..ho letto tempo fa il tuo Cubalibro e devo dirti che è stata una lettura piacevole…..certo, il fatto di conoscerti di persona ha aumentato la curiosità e condizionato un po’ perché conoscendo anche il tuo carattere e il tuo modo di vivere i viaggi (che a me piace tantissimo) non ho dato forse un’interpretazione “obiettiva” e neutra… Comunque un libro piacevole e considerando che questo è il primo….rimaniamo in attesa del secondo…terzo….quarto….ecc ecc ecc Un caro saluto Andrea

    Troppo buono! Dimmi poi quante birre devo pagarti … però so che sei sincero: se non ricordo male, da Cubalibro sei passato direttamente ai (lunghi) viaggi in solitaria, che ti hanno completato, cambiato in meglio… ci sentiamo. C.

  • Elettra 11 gennaio 2008 (Cesena) (88.48.250.170)

    Buon vento! eccomi qua per un saluto! Sono contenta di “leggerti” e notare che il tuo lavoro prosegue alla grande! La nuova imminente pubblicazione è un evento importante e mi congratulo con te! Non ho ancora letto Cubalibro ma è mia intenzione farlo prestissimo e poi ti ricontatterಅ.e poi sono certa, già prima di leggere, che andrಠdi corsa a Cuba!!!! Mi sta già incuriosendo questo “Australiando”…e in attesa…. un caro saluto!
    Elettra

    Come sempre, la cosa più bella che si può fare nella vita è crescere ogni giorno un po’… A presto. C.

  • Michele Minestrini 14 gennaio 2008 (Ravenna) (79.14.185.131)

    Ciao Claudio! Ho letto l’estratto del tuo libro. E’ vero, il viaggio inizia ben prima della partenza, è sufficiente immaginare e fantasticare anche a occhi aperti davanti al solito scenario quotidiano. Poche righe che parlano di te, della tua irrefrenabile gioia ed energia!! In bocca al lupo per il tuo prossimo lavoro!! A presto Michele

    Ben risentito Michele! Sempre il “solito” entusiasta ma ho sempre saputo che in te c’era qualcosa in più della normalità . Mi pare che l’ultima volta che ci siamo visti te la cavavi più che bene… A presto e… crepi il lupo. C.

  • Mirella 12 maggio 2008 (Cesenatico) (151.16.85.101)

    … i posti descritti colpiscono per la sia bellezza e l’ostilità che camminano di pari passo…. e comunque chi ha attraversato quei luoghi ha fatto un viaggio dentro di sé…. ha ascoltato la natura che lo circondava… e si è ascoltato!!!

    Grazie Mirella, una sintesi quasi perfetta. C.

  • Marta Magrini 12 maggio 2008 (Rimini) (82.59.221.20)

    Ciao Claudio, sono entusiasta di quello che ho letto, cioè solo l’inizio del libro che Paola mi ha inoltrato. E’ molto poetico, per me di grande bellezza come esprimi una grande sensibilità, complimenti. Questa è davvero una bella sorpresa. Prenoto una copia, alla prima occasione. Lo voglio leggere. Un caro saluto Marta

    Ciao Marta! Mi ha fatto molto piacere leggere il tuo messaggio. Grazie delle belle parole, che spero non cambieranno una volta letto Australiando. E grazie anche a Paola, che mi fa pubbliche relazioni: cosa farei senza di voi? A presto. C.

  • Ilario Vannucchi 04 giugno 2008 (Milano) (151.59.56.127)

    Ciao Claudio, ho finito di leggere Australiando 3 minuti fa. Mi ha fatto molto piacere leggere di posti che, in parte, ho visitato anch’io e scoprire che le impressioni, le sensazioni e i pensieri sono spesso molto simili se non uguali a quelli che ho vissuto anch’io. Che siano i luoghi stessi forse a iniettarci dentro quello che hanno da darci/dirci !? Complimenti anche per le tue pagine molto intime. Ilario

    Non posso che ringraziare… avevo un po’ il timore che ci fosse troppo di me nel libro, ma ogni volta che mi si dice che emerge il “viaggiatore” e il “viaggiare” ne sono davvero felice. C.

  • Marta Magrini 05 agosto 2008 (Rimini) (62.13.169.87)

    Un bel libro. Descrizioni accurate di ambienti naturali, realtà sociali e culturali. Incontri poetici con luoghi, storie, persone, animali. Avventure ed esperienze possibili solo in quel continente. Sentimenti, emozioni, riflessioni e la scoperta di se stesso occupano buona parte del viaggio e raccontano l’inarrestabile ricerca di una piena soddisfazione interiore. Dall’inizio alla fine quel viaggiatore è famigliare e quel viaggiare non è estraneo

    Grazie mille, Marta… C.

  • Ilario Vannucchi 30 agosto 2008 (Italia) (62.13.169.91)

    Mi ha un po’ colpito la scelta di mettere alla fine la parte centrale del viaggio. Ma dopo averla letta e considerando il centro del ‘viaggio’ come l’apice del viaggio stesso, l’ho capita e apprezzata.
    Il mal d’Australia che sicuramente conosci diventa quasi insopportabile quando leggi il resoconto di qualcuno che ha visitato e vissuto gli stessi luoghi incisi nella tua memoria. Ovviamente ognuno vive le cose a modo suo e con una intensità e sensibilità diverse, ma alcune impressioni sono spesso oggettive. Pazzesco.
    Sei stato molto bravo a metterti a nudo, a raccontarti senza mezzi termini e senza pudore. Non è facile per nessuno, al si la del carattere che si ha. Mi sono piaciute molto le descrizioni dei paesaggi. Sono molto vivide e non prosaiche… Non ti dilunghi, ma sono complete.
    Peccato non aver visitato gli altri luoghi di cui parli che non ho potuto raggiungere per via della stagione delle piogge. Fukin’Wet! Spero la prossima volta, se ci sarà, di prendere spunto dal tuo libro per visitare qualche bel luogo.

    Troppo buono, Ilario… magari il prox viaggio lo facciamo insieme mi manca tutto il Western e, soprattutto, il Kimberley… interessa? C.

  • Jordan 10 settembre 2008 (Cesenatico) (93.149.162.203)

    Ciao Claudio, mi sono letto Australiando tutto d’un fiato… Oltre a complimentarmi per la fluidità della scrittura, devo dire che sei riuscito a trasmettere molto bene le considerazioni personali e le sensazioni provate davanti alla natura australiana, trasformando il tuo diario di viaggio in un racconto interessante. Bravo!!!

    Grazie Jordan. C.

  • Adolfo Carli 20 novembre 2008 (Italia) (94.162.130.221)

    Ho, finalmente, letto il tuo libro AUSTRALIANDO!! Il libro mi è piaciuto ed in particolare le pagine dove, con dovizia, tratti l’argomento degli aborigeni.
    Ho anche molto apprezzato i ripetuti riferimenti all’approccio che i Wasp hanno con la birra e quello che si cela dietro. Se posso permettermi una nota personalissima è relativamente alle prime pagine dove il libro non sembra decollare.
    Superate le prime pagine di premessa poi ti esprimi e conduci il lettore attraverso l’Australia.

    Grazie Adolfo, anche se l’introduzione di Australiando a me personalmente fa venire ancora la pelle d’oca quando la leggo… Ma io non faccio testo perché sono emotivamente coinvoltissimo . C.

  • Grazia Maria Clerici 12 agosto 2010 (151.51.34.6)

    Ho appena letto il libro di Claudio Montalti “Australiando”. Credo sia la prima volta che mi capita di leggere un libro che mi dia così tanto e che mi faccia riflettere su ogni parola scritta. Questo per dire che leggendolo viene coinvolta non solo la mente ma anche l’anima. Si “percepisce” lo stato interiore dell’autore, quasi a sentire il battito del suo cuore mentre vive il momento che sta descrivendo. Le sue emozioni sono diventate le mie, la sua fatica è diventata la mia. Un libro che si legge subito fino in fondo, senza interporre pause di tempo, che ti fa emozionare dalla prima riga e ti fa rivivere, con l’autore, ogni momento del suo vagabondare, quasi a sentire con lui, mentre leggi il libro, la polvere del deserto sulla lingua. Un libro che racconta in maniera semplice ma profonda la vita del popolo aborigeno, le loro tradizioni, la loro vibrazione all’unisono con la terra. Un libro che esprime l’energia positiva dell’autore esaltata nella descrizione del paesaggio, sia questo un tramonto, una volta stellata, un passaggio nel deserto, una barriera corallina. Un libro magnifico che consiglio a tutti,soprattutto a quelli che andranno in vacanza in Australia o che ci sono appena stati.

    Grazie Maria Grazia… Al di là delle esagerazioni, che non penso di meritare, alla fin fine è proprio nel sentirmi utile a qualcuno che ogni sforzo fatto per trasmettere al meglio le mie storie ed emozioni trova un senso… C.

  • Adriana Messere 06 ottobre 2010 (Italia) (151.51.58.206)

    Come ho iniziato a leggere Australiando – a voce alta – subito irrefrenabile è stata la voglia di scriverti. Le tue parole hanno sfiorato la mia anima, e mi sono spesso commossa perché ho trovato i miei pensieri nei tuoi pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, fino all’ultima parola.
    Dire che leggerti mi sia stato utile è un po’ riduttivo… Leggerti è stata una vera e propria boccata di ossigeno. Cos’altro aggiungere se non grazie, grazie per avermi portato, involontariamente, a riflettere attraverso le tue parole… che esprimono molto dei miei pensieri, delle mie sensazioni, delle mie emozioni, dei miei stati d’animo.
    Sono certa che non ti sembrerà strano questo mio parlarti da sconosciuta a sconosciuto perché spesso, troppo spesso chi ci conosce non riesce a cogliere l’essenza di chi siamo in quanto troppo attenti e concentrati su se stessi. Per cui quando due puntini luminosi fatti della stessa materia si sfiorano nella vastità del cosmo ed hanno la capacità di riconoscersi è giusto trasmettere un messaggio. Ti abbraccio…….. Adriana

    Non posso che arrossire e ringraziarti per quanto hai scritto… ed essere fiero che ti sei riconosciuta nelle mie parole. C.

  • TripLuca

    “Un viaggio alla ricerca di risposte nella natura, che regala momenti di pura felicità ma alla quale l’autore chiede un equilibrio che da sola lei non riesce a dare.
    Leggendo si vorrebbe esortare Claudio ad avvicinarsi all’Uomo, che appare essere per lui il vero Outback da conquistare.
    Un libro onesto, carico, a volte tanto carico da essere opprimente e al tempo stesso affascinante nel suo narrare una storia con due soli veri personaggi: Claudio e l’Australia.”

  • Gianni Mezzadri

    Il viaggio di Claudio Montalti in Australia, narrato nel quasi omonimo Australiando (Il Ponte Vecchio, pp. 176, € 13,00), a prima vista può sembrare il classico circuito circolare nella parte orientale di questa immensa isola. In realtà, a parte la scelta piuttosto classica delle tappe, tutto il resto si rivela originale e personale. La decisione di viaggiare da solo risulta fondamentale nell’approfondimento della dimensione intimista che caratterizza questo libro. E’ sicuramente una narrazione piacevole quella di Montalti, ricca di descrizioni, ma mai pesante da seguire. Ci accompagna attraverso un percorso lungo 3 mesi e 15000 km, percorsi in gran parte sull’efficiente rete di bus australiana, ma spesso anche a piedi, in barca o in autostop. Tocca le grandi città come Sydney e Melbourne, piccoli paesi come Coober Peedy, isole tropicali, mete alternative per alternativi, foreste, deserti, parchi, spiagge e l’immenso e affascinante outback, con la compagnia occasionale di altri backpackers, ma più spesso da solo. Una solitudine che come ammette l’autore “si è rivelata una compagnia difficile ma leale” e che lo “aveva costantemente costretto a riflettere, aperto gli occhi e il cuore”. A parte la solitudine non sono mancati momenti difficili e pericolosi, l’Australia è ancora in gran parte un posto dove la natura non è sotto il controllo dell’uomo e che quindi non perdona certi errori, ma nel complesso è un viaggio molto appagante.
    Il racconto di viaggio si interseca con i ricordi, le riflessioni sono stimolati dai paesaggi e il misticismo che avvolge le aborigene vie dei canti creano una speciale magia che permea alcune delle migliori pagine del libro. Si entra in contatto con l’essenza dell’autore che ci coinvolge nel viaggio personale nella sua mente e che grazie alla sua spontaneità e alla sua onestà riesce nell’intento di coinvolgerci. Non mancano però delle buone idee e suggerimenti per costruirsi un proprio personale tour in questa splendido immenso continente dove si può ancora entrare in contatto con la Natura. Consigliato.
    Recensione su http://www.libridiviaggio.it

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