Viaggiare…

Irlanda: le vie del Kerry (parte Seconda)

Una giornata di ordinaria follia lungo la Kerry Way

Questa nuova giornata lascerà dentro di me ricordi indelebili, anche perché ad un certo punto ho avuto davvero paura: non scherzo se dico che quando viaggio devo temere me stesso! Sapere dove sono finito sarà un lavoro complicato da eseguire sulle mappe forestali, ma il come ci sono finito è presto detto. La mia prima intenzione era fare il Boat&Bike Tour, ma dopo la giornata appena trascorsa, decido che stavolta non mi fregano. Trattengo la cartina del tour, sicuro che troverò sul posto i passaggi barca (o traghetto) che servono, oppure deciderò di circumnavigare con la mountain bike presa a noleggio i laghetti che già ho visto dall’altro.

Non piove, ma tirano già folate violente e gelide mentre attraverso il parco cittadino fino al Ross Castle, punto di inizio del tour. Il primo passaggio boat (si tratta di una lancia da laguna) di pochi minuti costerebbe 15 sterline, per cui costeggio il primo lago, il Lough Leane per poi procedere in direzione del Gap of Dunloe, che mi aveva folgorato in cartolina.

È bello pedalare tra querce monumentali, costeggiando l’immancabile green. La bici regala libertà che a piedi non si hanno, ma l’ascensione – non dura ma lunghetta – verso il passo richiede un minimo di allenamento (che per fortuna ho), ma anche una bici ed un abbigliamento più adeguato: io sono vestito da passeggiata in città! A metà salita, un gruppo di mucche marrone chiaro, bellissime!, mi osservano tutte insieme dallo steccato candido senza lasciarmi con gli occhi nemmeno per un istante. Sembrano avvertirmi, ma non me ne accorgo. Ora posso dire che, forse, la sapevano lunga…

La strada si impenna impercettibilmente ma costantemente, divenendo sempre più stretta, mentre risale la vallata punteggiata dai tre laghetti. D’altro canto, il numero delle capre aumenta di pari passo col numero di pescatori che si danno alla pesca con la mosca. Lo scenario è d’altri tempi. Il verde è intenso e la strada sembra incunearsi sempre più in un paesaggio fatato. Comincia a piovere, ma quasi non me ne rendo conto, tanto sono rapito, e comunque a quel punto non c’è molto che io possa fare se non andare avanti. Magari al passo troverò un riparo, o un ristorante, o boh! Nemmeno ci penso a cosa mi aspetta e persevero a pedalare, fermandomi di tanto in tanto per guardare il bel panorama che mi sto lasciando alle spalle e prendere qualche immagine.

Scollino sotto la pioggia battente, senza vedere nulla in cui riparare. Davanti a me, in basso, si stende il lago alto, l’Upper Lake, che dovrei costeggiare sul lato inferiore a me più vicino fino ad andare a incocciare la Kerry Way, un tratto del famoso sentiero escursionistico che mi porterà sull’altro lato, da dove sarà poi tutta discesa fino a Killarney.

Vado deciso, troppo deciso, confidando in una cartina che già è poco dettagliata e si sta infradiciando. Presto arriverò alla Kerry Way e di lì basterà seguirne i paletti e la mappetta non servirà più. Vedo solo ora, che sono in pantofole all’ostello, dove sono invece finito con la mia faciloneria. Ho sì preso la Kerry Way, ma un’altra, che non andava a incocciare nessuna strada, tanto meno a quella parallela a quella percorsa dal torpedone, di ritorno dal Lady’s View (qui sotto la vista presa il giorno, precedente…).

Ho attraversato pascoli, fattorie, chiuso e aperto cancelli, varcato bici in spalla ben due crinali con almeno 200 metri di ripidissimo dislivello ciascuno, sfiorato pecore, inzuppandomi fin oltre la caviglia nei rivoli d’acqua che scendevano copiosi le chine erbose che calpestavo, perché ovviamente è continuato a piovere forte per tutto il tempo.

Il secondo crinale è stato di una bellezza unica, di un verde che mi esplodeva negli occhi nonostante la pioggia. Da dove venisse tanta luce, rimane un mistero… Un paio di volte ho temuto d’essermi perso perché non vedevo più i paletti della Kerry Way che stavo percorrendo, la cui ricomparsa, lontana, mi ha ogni volta risollevato assai. Due ore di questa roba, e due lunghe e pericolose scivolate in acqua e fango ad un pelo da massi grandi come case, mi ha portato ad una vallata e ad una strada (sterrata), che ho salutato con sollievo. Alcune farm la punteggiavano in lontananza e per una volta ho accolto grato rumori isolati di motori a scoppio. L’ho discesa (ancora) deciso, allontanandomi (ora lo so) sempre più dalla mia destinazione (di circa 25, miglia! non chilometri) invece di avvicinarmi come credevo.

Finirò a Kenmare, nella litoranea meridionale del Kerry, e tornerò per una strada più bassa e più lunga verso casa, godendo come potevo tra fame e freddo di nuovi e notevoli spaccati di Irlanda che mi sarei altrimenti perso. Una tappa per rifocillarmi mi ha dato quelle energie che non credevo più di avere, ma è stato solo grazie alle tante ore di luce ancora davanti a me ed al fatto che aveva finalmente spiovuto se son riuscito a tornare a casa.

Alla fine, conteggerò circa 125 chilometri, in parte a piedi, trascinando di peso la bici su erte che già sarebbero state impegnative con la sola attrezzatura da trekking. Però ho avuto la mia avventura irlandese, ho visto l’Irlanda che più rurale non si può e ho conosciuto gli irlandesi più rudi e puri, godendo a mia volta del loro illuminarsi per la consapevolezza di potermi aiutare, e vivendo dispiaciuto la successiva delusione al mio rifiuto di fermarmi per una birra o un bicchierino.

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