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Una nuova teoria si aggira per l’Europa: la ‘Bersanomics’…

Torno sul mio blog dopo tanti mesi e mi rendo conto con piacere che è letto, molto letto, e pure commentato, ma non posso esagerare… mica sono un opinionista…

Son tornato perché volevo postare qui un articolo che è assolutamente da condividere. Ve lo do col relativo link su cui eventualmente proseguire la lettura… ma quei commenti mi han fatto un gran piacere, per cui mi metterò subito all’opera per fare una sintesi di “Meglio scheda bianca o nulla?”… Ci vuole, visto che siamo in piena campagna elettorale.

Scritto 22/01/2013

Una nuova teoria si aggira per l’Europa: la ‘Bersanomics’ , di Alfonso Gianni

Forse intimorito da un leggero calo negli ultimi sondaggi del Pd e di Sel, dunque della coalizione dei “progressisti”, Bersani gioca la carta di rassicurare i benestanti e afferma che il suo governo non farà alcuna patrimoniale. Dentro alla coalizione gli fanno notare che nella carta di intenti un accenno alla medesima, seppure troppo vago, ci sarebbe.

Ma è appunto quella vaghezza che permette diverse interpretazioni, a seconda degli interlocutori e del momento, verrebbe da dire. Il che comunque dimostra che un’incisiva riforma fiscale nella strategia bersaniana tutto è tranne che un punto programmatico su cui fondare una politica. Piuttosto è merce di scambio, facilmente cedibile quando bisogna evitare di épater la bourgeoisie, come si diceva ai tempi di Baudelaire e di Rimbaud.

Bersani sostiene che una patrimoniale c’è già, ed è l’Imu che bisognerebbe correggere in senso meno punitivo per i redditi più bassi. Vero, ma questo non esaurirebbe comunque l’argomento.

Infatti non si tratta solo di intervenire sulle tante patrimoniali oggettive, cioè tassazioni delle cose, dal bollo dell’auto alla tassazione della casa di proprietà, che già esistono nel nostro ordinamento, ma bisognerebbe – e questa sarebbe la grande novità per il nostro sistema fiscale – inserire una patrimoniale soggettiva, cioè una tassazione sulle proprietà immobiliari e finanziarie dei singoli soggetti.

I dati che periodicamente la Banca d’Italia ci fornisce sulla ricchezza delle famiglie italiane, dimostrano un dato di fatto inoppugnabile. Il tasso di patrimonializzazione della ricchezza italiana è ben superiore non solo agli altri paesi europei (con la sola eccezione del Regno Unito, cui è quasi uguale), ma anche al Giappone, agli Stati Uniti e al Canada. In altri termini la ricchezza anziché venire rimessa nel ciclo produttivo prende la strada dell’acquisto di titoli e beni finanziari, di immobili e di altre forme di capitalizzazione statica.

Alla fine del 2011 la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni ecc.) e attività finanziarie (depositi, titoli, azioni ecc. ) era pari a 8.619 mld di euro (per inciso più di quattro volte dell’intero debito pubblico che ha recentemente sfondato i 2mila mld). Di questo ben di dio, il 45,9% è nelle mani del 10% delle famiglie più ricche, le quali nel bel mezzo della crisi più sconvolgente del capitalismo europeo, hanno aumentato le loro ricchezze rispetto all’anno precedente, mentre il restante 90% le ha sensibilmente diminuite (Banca D’Italia, Supplementi al Bollettino Statistico, “La ricchezza delle famiglie italiane”, 13 dicembre 2012, n.65)…

segue “Una nuova teoria si aggira per l’Europa”

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